«Alaíde Ventura Medina ha scritto un grande libro. Come la sua protagonista, Autofagia è fragile, silenzoso e implacabile». Cristina Rivera Garza
Un romanzo breve ma densissimo, che chiede di “abitare il corpo” e di ascoltare il silenzio che lo divora.
Una donna rientra a casa e scopre che la compagna è scomparsa. Aspettandola, per giorni beve acqua compulsivamente, smette di nutrirsi, resta immobile in un silenzio che si fa via via più denso. Il suo corpo diventa misura del tempo, strumento di resistenza e insieme di perdita. Nel vuoto lasciato dall’assenza, si insinuano ricordi e presenze: le voci della madre e della nonna, fantasmi dell’infanzia in conversazioni mai finite. Il presente si frantuma in un mosaico; la realtà si incrina e la casa si trasforma in un labirinto dove il confine fra memoria e allucinazione si assottiglia. La fame, l’acqua, l’attesa: in questa sospensione sorge un racconto vorticoso e viscerale, dove l’“autofagia” è sia pratica fisica che metafora di una generazione che divora se stessa. L’esperienza dell’ansia diventa vertigine fisica, paesaggio interiore che il lettore è chiamato a percorrere. Premiato in Messico e salutato dalla critica come un’opera di rara intensità, Autofagia unisce introspezione radicale e tensione quasi allucinatoria.
Autofagia è il titolo ventinove della nostra collana I Selvaggi.
Traduzione di Sara Papini.
ALAÍDE VENTURA MEDINA (Xalapa, 1985) è un’antropologa, scrittrice ed editrice messicana. Ha scritto per diversi media come Canal Once, Televisión
Educativa, MTV e Time Out México. Nel 2018 riceve il premio «Gran Angular» per la letteratura giovanile con il suo primo romanzo Como caracol. Album di famiglia, con cui ha ottenuto il Premio Mauricio Achar 2019, è stato pubblicato in Italia da Polidoro nel 2023 e tradotto in diverse lingue. Collabora con riviste e progetti culturali in Messico e all’estero, ed è considerata una delle voci più originali della narrativa latinoamericana contemporanea.
Autofagia (2023) è il suo romanzo più audace.
