Forse il Mediterraneo è proprio un caleidoscopio di luoghi e di popoli, di storie e di voci, irriducibili ad un coerente filo logico; e Napoli, come un nodo gordiano, ne è l’epicentro. Da Napoli parte Marco Molino, con la sua personalissima bussola, regalandoci dei suggestivi reportage narrativi: dalla Tunisia alla Grecia, dalla Spagna alla Croazia. Per mare e per terra, a cercare qualcosa ma senza sapere cosa. Per la testa solo i libri letti, la storia, e mille pezzi di gornale. Dai distrutti porti cartaginesi alle vie di una Patrasso che a tratti sembra Fuorigrotta o Pianura;
dal treno che scende da Barcellona a Tarragona seguendo la linea di costa, alla bianca Trieste, porta del freddo nord, Molino incrocia centinaia di storie, scritte sulle facciate dei palazzi, ma ancor di più sulle facce degli uomini e delle donne che incontra. Per tornare poi, alla fine, sempre a Napoli: alle sue pietre, alle sue facce, alle sensazioni conosciute in quella “stupenda e misera città”, come direbbe Pasolini, che per prima gli ha fatto scoprire “ciò che, in ognuno, era il mondo”.